mercoledì 24 marzo 2010

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PSP: cinque anni con la pezzetta in mano

In un bell'articolo su Kotaku, Mike Fahey scrive oggi dei suoi cinque anni in compagnia di PSP. Della fissazione assolutamente anal retentive per le ditate dei primi giorni, con metà del tempo "di gioco" speso a passare il pannetto in dotazione sullo schermo della consolina. Delle ore attaccato a Lumines. Dei momenti di crisi. Del ritorno di fiamma.
Ci hai pensato un po' su, e a te è andata all'incirca allo stesso modo. Ma peggio [...]Gennaio 2005, Tokyo. In mezzo a frotte di ragazze dalle gambe storte e dai denti obliqui che comprano chili di cioccolata per San Valentino con un mese abbondante di anticipo, giri la città rimbalzando da uno studio all'altro per acquistare diritti di serie animate. Tv Tokyo, Kss, TMS, Pony Canyon, Osamu Tezuka Productions, Kodansha. Stringi mani, ammiri bigliettini da visita con Kimba il leone bianco, ti accomodi in sale riunioni circondate dai barbapapà, con Anpaman sulla moquette, con un arazzo di Rocky Joe. D'altronde, Rocky ha della stoffa (suda, picchia e sbuffa).
Ma il tuo pensiero - mentre bevi thé verde alla temperatura di fusione del molibdeno e fingi di bere caffé americano lungo come il ferro del mestiere di Siffredi - va a una cosa soltanto. Alla mezza giornata di buco che avrai domenica. Alla corse ad Akiba, a caccia di una PSP.
E domenica alla fine arriva e ti sfili di dosso il completo buono da gaijin finto ricco e la cravatta buona da gaijin finto professionale e sfidi il gelo di un gennaio giapponese sferzato dal vento per infilarti in tutti i negozietti nerd che negli anni successivi avresti imparato a conoscere come le tue tasche.
Ma, ovunque, la PSP è soru-do-a-ut, con le braccia incrociate sul petto alla Ultraman, che vuol dire proprio sold out-sold out. Mica cazzi.
Allora ti viene la genialata e decidi di tentare il tutto per tutto. Dov'è che i nerdazzi locali e i nerd gaijin in trasferta non la cercheranno mai, una PSP?, ti chiedi
Esatto, ti rispondi. A Ginza.
Ginza come il quartiere della moda Ginza.
Quello con le donne vestite firmate.
Quello che se un otaku ci entra prende fuoco come un vampiro nel sole di agosto di Praia a mare (CS).
Trovi un negozio di giocattoli, la vedi, è subito ammore.

Torni in albergo con la PSP, Lumines e Minna no Golf.
Provi la fantastica pellicola protettiva acquistata con la console.
Butti nel cesso la fantastica pellicola protettiva acquistata con la console.
Giochi un po' a Minna, pulisci lo schermo col pannetto, ci giochi un altro po', pulisci, caroselli un po' di menu, pulisci. Poi ti sembra sia rimasta un'altra ditata, e allora pulisci ancora un altro po', giusto per andare sul sicuro.
Vai a mangiare in un ramenificio, torni in camera, prendi Lumines.
E tiri via praticamente fino al mattino. Poi smetti, ma giusto perché in tv davano la prima puntata di Kamen Rider Hibiki. Il giorno dopo ti infili in un volo della JAL per tornare a casa, e giochi per otto ore senza soste nemmeno per dire sumisasén e andare al cesso.
Torni al lavoro, e incolli tutte le sere successive in un'unica partita da qualche miliardo di punti, mettendo in stand by ogni volta giusto un attimo prima di svenire. Fai a tempo a veder ruotare i livelli del gioco per tre volte.
Nei giorni che seguono vivi ogni momento utile in simbiosi con PSP, ignori la PS2 e te ne fotte una sega del 360 che sta per arrivare.

Poi, un po' alla volta, la droga Lumines finisce di produrre anche su di te i suoi effetti psicotropi. Proverai altri giochi, e di tanto in tanto PSP ti tornerà sempre utile per affrontare con animo più fiducioso viaggi e lunghe permanenze in posti strani. 

Beh, QUASI sempre.

Arriverà un altro Lumines, ma finirà presto buttato da qualche parte. Il vecchio modello di PSP finirà in comodato d'uso perpetuo a un altro ramo della famiglia Apreda, soppiantato dalla slim nippa di Crisis Core. Ma non sarà più la stessa cosa.

Oggi, oggi ogni tanto ci giochi ancora. Gli sparatutto, i giochi PSone. Tipo in pausa cesso le avventure di un certo gladiatore sfregiato di cui magari parlerai nei prossimi giorni. Ma le ditate sullo schermo ormai non le pulisci più manco per sbaglio.

1 commenti:

  1. Post quasi poetico.
    Mi viene voglia di farne uno pure io sui 5 anni della PSP.
    Io la comprai online dal defunto Liksang e avevo la fottutissima paura di non trovare le impostazioni in altre lingue. Che bei ricordi.

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