martedì 16 febbraio 2010

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Press tour: fenomenologia di un falso mito (parte 2)


Dopo aver affrontato le prime tipologie di press tour, quelli a cui vengono spediti con una pedata nel culo collaboratori laterali e redattori alle primissime armi, quei viaggi della speranza in cui se torni a casa con tutti e due i reni sei già più fortunato della media, è ora il momento di affrontare le categorie successive, quelle dei press tour più o meno di lusso. Cliccate pure fiduciosi sul pulsantino in basso, che tu finisci di mangiare il kinder cereali e arrivi. Parola. [...]
Press tour di tipo 3: Luca Carboni
A distinguere il press tour mare mare mare ma cosa son venuto a fare sono sostanzialmente due fattori: il primo è che il luogo scelto è un posto lontanissimo, ma anche abbastanza dimmerda. Non quindi New York, San Francisco, Tokyo, ma Houston, Las Vegas, Montecarlo e, nei casi peggiori, Los Angeles. Insomma uno di quei posti che quando scrivi su feisbuc che ci stai andando, i finti amici e i compagni delle medie non vedi dai tempi delle medie ti scrivono eh che culo va, ma in realtà ti rompi i coglioni in modo piuttosto pronunciato. Il che ti porta alla seconda peculiarità di questo tipo di viaggi di lavoro. Che il lavoro stesso alla fine si riduce a guardare un trailer di cinque minuti, a un'intervista di cinque minuti, a uno scambio di bigliettini da visita da cinque secondi. Poi, come riempire gli altri tre/quattro giorni che ti separano dal volo di rientro (perché per andare al risparmio il PR ti ha spalmato andata e ritorno sugli unici due giorni spuri rimasti a basso costo) sono fatti tuoi. Abbandonato al tuo destino di giornalista ludowanker in trasferta, devi organizzarti o morire di inedia davanti a una tivvù su cui vanno solo i telepredicatori del sabato mattina presto o le televendite degli yacht usati, nutrendoti unicamente di arachidi e toblerone dal frigobar. Se sei lì con qualche collega, e il suo tasso di nerdaggine è inferiore al punto di fusione neuronale, magari riesci a organizzarti. Se sei lì da solo e non hai spirito d'avventura e una certa qual dimestichezza con i cambi automatici, sono veramente cazzi.  
Press tour di tipo 4: press tour on tour
In questo caso, la destinazione è multipla, e vieni condotto in un tour inerante attraverso un intero paese (in genere gli Stati Uniti), per vedere come bruciano i soldi in action figure e parrucche dei Kiss i membri di vari team di sviluppo. L'idea è figa, va detto, ma ci sono alcuni effetti collaterali piuttosto pesi da tenere in debita  considerazione. Tipo cambiare quattro fusi orari in due giorni. Tipo passare dai 22 gradi della Cali-con-fornia ai -22 del Wisconsin. Senza avere nemmeno il tempo di chiudere il giaccone. Se il press tour on tour dura più di cinque giorni, si tendono a scoprire insospettabili radici nomadi, e ci si ritrova a darsi del vagabondochesonio sotto la doccia con la voce di Augusto Daolio.
Press tour di tipo 5: questa ce la racconto ai nipoti
E' il press tour cui accedono solo i responsabili editoriali e caporedattori più potenti. Cinque, ma anche sei giorni in una città della madonna, in un albergo della madonna, con lussi della madonna. Ma la destinazione non è Medjugorje.
A quel punto, a leggere di te in un sei stelle a Tokyo, Dubai o Hong Kong, immerso in un idromassaggio grande più o meno quanto la cucina di casa tua, i tuoi vecchi finti amici e i compagni delle elementari che non ricordavi di aver avuto come compagni delle elementari ti cancelleranno dalla lista delle loro conoscenze virtuali su feisbuc con effetto immediato. O peggio, molto peggio, divulgheranno a tradimento l'ultima copia ancora esistente di QUELLA foto. Quella in cui indossavi gli occhiali a tartaruga, quella con il golfino orribile, quella in cui avevi un romanzo in braille di brufoli sulla fronte. Di ritorno dalla trasferta, abbronzato, sorridente e tonificato da saune, massaggi thai e partitella a golf, proverai alla disperata a rimuovere quel fottuto tag dalla foto. Ma sarà troppo tardi.

1 commenti:

  1. E ti credo che ti cancellano dalla lista amici! Massaggio thai, eh?

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