mercoledì 24 febbraio 2010

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Le cose che odio di te, amico giapponese (parte 3)

Riassunto delle puntate precedenti: idiosincrasie giapponesi 1 e minchiate tipicamente nipponiche 2
Ed ora, in ion e ion hachi, passiamo alla terza parte, che hai ancora due lattine di té verde mortali in circolo e ti senti bello fresco, nonostante sia l'alba di un altro giorno nipponico molto pieno, molto difficile, molto molto. Pure troppo.

- Uno dei piú angosciosi problemi che il gaijin di passaggio si trova a vivere da queste parti é quello dei secchioni dell'immondizia. Che in Giappone non esistono, e quando anche esistono sono perfettamente mimetizzati nei posti piú impensabili. Problema: se la mamma dá a Pierino cento yen e Pierino invece di spararsele in sala giochi a SF IV si compra una bottiglietta o una lattina in uno di quei distributori automatici che, a differenza dei cassonetti, si trovano anche nei cessi, dove butterá Pierino la lattina o la bottiglietta una volta scolatone il contenuto? [...]

Ora, mentre il gaijin si porterá inevitabilmente dietro lattine, bottiglie, ma anche cartacce fino in albergo, il giapponese medio ha trovato una semplice soluzione al problema: il bibitone se lo beve sul posto, in due secondi, perché accanto alle macchinette ci sono in effetti i secchi della differenziata. Che sia ghiacciata o bollente, la bevanda si trasferisce dal suo contenitore alla gola/stomaco/colon del consumatore in qualche nanosecondo, gelando/bruciando qualsiasi cosa incontri sul proprio cammino, e preparando il campo a una raffica di violenti spasmi intestinali. Quell'aria molto seria delle persone che incontri per strada non é una questione di serietá. Semmai di aria. 

A volte, per far prima i giapponesi mandano giú anche la lattina.

- La corsa di Super Mario, con il saltello, la mano alzata, la falcata fintamente ampia, non é una cosa per far ridere. E' la corsa normale di qualsiasi giapponese.

- Le riviste, in Giappone, non le compra nessuno. Come si puó notare nel reperto fotografico in alto, manga e riviste si leggono esclusivamente a uffo nei combini store, i negozietti aperti 24 ore. E allora, si dirá, tutti quei malloppazzi che la gente legge in metro? Allora quelli che cosa sono? Sono pornachos. Sono tutti pornachos. Sono i pornachos che tengono a galla l'editoria nipponica. Quelli, peraltro, sono l'unica cosa di cui, in quanto cellofanati o nastrati, é impedita la lettura a sbafo. Non tanto per motivi di etica (che qui, per dirla con Kant, se ne fottono), quanto perché poi mandar via le macchie di natura organica dalle copertine é sempre un bel casino.

- I pornachos sono talmente integrati nel mondo dell'entertainment nipponico, che i negozi specializzati in pornachos di Akiba possono tranquillamente permettersi di avere in vetrina come promoter questo affascinante donnino ottuagenario.
 - I giapponesi, com'é noto, sono completamente incapaci di comunicare con il prossimo. Due fintiamici che non si vedono da anni possono, al loro incontro, arrivare al massimo a un rapido inarcamento simultaneo delle sopracciglia dettato dalla felicitá, mentre si salutano con la manina. A dieci metri di distanza. Ma lo scenario cambia improvvisamente in un qualsiasi bar, dopo le 10 di sera. Dato che basta loro mezzo bicchiere di birretta del discount per ubriacarsi, li vedrai abbracciarsi, cantare, fraternizzare con gli stranieri, manifestare segni di vita. E' essenzialmente grazie all'amicizia alcolica che la razza giapponese non si é estinta duecento anni fa.
- I giapponesi non dormono mai, se non in metropolitana.
- I salaryman, gli impiegati giapponesi, indossano tutti gli stessi completi, tutti le stesse camicie dell'oviesse, tutti le stesse cravatte orribili. Le stesse spilline da bavero. Le stesse ventiquattrore. Quel che cambia sono le scarpe, scelte nelle fogge e nei colori piú vari. Ma fanno tutte cagare. I barboni italiani hanno in media scarpe piú signorili di molti manager giapponesi.

- Qui in Giappone non esistono le rapine. Visto che una metá della popolazione va già in giro con la mascherina di suo, per non farsi riconoscere i ladri dovrebbero entrare in banca a volto scoperto.
- Qui le donne non hanno le tette. Le bottigliette d'acqua, peró, sí.
- Negli uffici postali italiani vendono i dischi dei Pooh e i libri con la vera storia di PadrePio. In quelli giapponesi i francobolli di Lamú e dell'Uomo Tigre. Ufficio postale giapponese - Posteitaliane 12 a 0 e partita sospesa per invasione di campo dei tifosi di casa.

- Non ringraziare MAI un giapponese se non hai un ottimo motivo per farlo. Colto di sorpresa, e sinceramente affranto per non esser stato lui il primo a scusarsi, tenterá di recuperare partendo con una raffica di sumimasen, inchini e genuflessioni dalla quale potrai liberarti solo colpendolo violentemente sulla fronte.

4 commenti:

  1. ralph lo juventino24 febbraio 2010 13:31

    bentornato grande!

    ...volevo farti un in bocca al lupo per stasera, chissà come sarai teso... speriamo sia una bella partita ma soprattutto una festa per l'italia calcistica tutta!

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  2. Quanto è vera quella dei bidoni.
    Mi ricordo di aver girato mezza Shinjuku con una borsa di lattine e bottigliette d'acqua per poi essermele portate in albergo.
    A Kyoto invece dopo aver girato tutta la sera con un sacchetto take away di McDonald l'ho buttato in un bidone nel giardinetto di una casa (l'italianata)

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  3. Eh, l'istinto di fare l'italianata a un certo punto ti prende. Per disperazione. A Nara, anni fa, mentre vagavamo da ore con un sacchetto vuoto in mano, vidi aprirsi un portone, e dentro c'era un piccolo secchio della differenziata. Chiesi al tipo che stava uscendo se mi faceva buttare il sacchetto, e lui ovviamente mi ha tenuto il portone aperto e ha preso a scusarsi. Con una serie di inchini, giusto per.

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  4. @Ralph: per l'Italia calcistica tutta non sapresti, ma io decisamente non me la sono presa a male per la vittoria...

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